Intervento di Linearossa al 2° Simposio Internazionale
"contro la tortura e l'isolamento carcerario"
- Firenze, 19-20-21 dicembre 2003

Tratteremo in modo molto generale il tema della repressione e dedicheremo più attenzione e tempo agli insegnamenti che, a nostro avviso, emergono da questo quadro.
Seguendo l'indicazione, quindi, che i nostri nemici sono dei formidabili maestri e ci forniscono molti elementi che possiamo trarre a nostro vantaggio, elementi che in questa sede tratteremo in senso generale anche se il nostro lavoro specifico, e di tutti i giorni, consiste proprio nell'entrare nei dettagli per essere in grado di calibrare in modo preciso la nostra azione.
L'azione repressiva dello Stato capitalista, nell'epoca imperialista, riflette la lunga esperienza elaborata per contrastare le prime rivoluzioni proletarie, in primo luogo quelle vittoriose del secolo scorso, tutta l'esperienza delle colonie e semicolonie nelle loro lotte di liberazione, tutti i movimenti rivoluzionari dei paesi imperialisti. Un processo della conoscenza, inoltre, che non si ferma al passato, ma che deve essere sempre all'"altezza" della situazione, soprattutto quando la realtà mostra una crisi generale e mondiale, come quella attuale, che rende, nel suo concreto procedere, antagoniste le contraddizioni dell'epoca imperialista (tra paesi imperialisti, tra questi e i paesi coloniali e semicoloniali, tra borghesia e proletariato), producendo, in ogni paese, movimenti di resistenza disuguali: più o meno sviluppati a secondo delle condizioni specifiche di ogni paese.
Il primo dato, che vogliamo mettere in evidenza, riguarda dunque la conoscenza, sia delle forze della rivoluzione, sia delle forze della controrivoluzione, che hanno la necessità di conoscere l'avversario per poterlo battere. Questa conoscenza, e l'azione corrispondente, non può essere né superficiale né limitata a ciascuno nel proprio paese.
Proprio il Simposio che si tiene dal 19 al 21 dicembre qui a Firenze deve essere uno sforzo per confrontare le nostre rispettive conoscenze, i nostri orientamenti, la nostra azione.
Un Simposio che lotta contro determinate posizioni innanzitutto, perché solo attraverso la lotta possiamo sviluppare quel confronto di cui parlavamo prima. Posizioni come appelli al "buon cuore" e al senso umanitario della borghesia o il riconoscimento e la sottomissione alla sua democrazia contrastano con quanto è stato denunciato in questi due giorni e con un altro aspetto che volevamo sottolineare.

Ogni paese imperialista, nel suo lavoro controrivoluzionario, ha sviluppato, accanto ad una azione legale modificata continuamente in senso peggiorativo (le "liste nere" contro organizzazioni rivoluzionarie e progressiste, mandati di cattura internazionali, articoli come il 4 e il 41bis dell'Ordinamento Penitenziario o come il 270 ter del Codice Penale che trasforma in reato la solidarietà internazionalista, etc.), una "guerra sporca" o "controrivoluzione preventiva" o "guerra extralegale" che dir si voglia.
Una guerra sporca che contraddistingue non solo l'Italia, ma tutti gli stati imperialisti. Pochi giorni fa, il 12 dicembre era il 34° anniversario della strage di Piazza Fontana (12 morti e oltre 100 feriti), ma non possiamo non ricordare l'azione della mafia in Sicilia a metà degli anni '40 (la strage di Portella delle Ginestre, 1° Maggio del '47) o le schedature alla Fiat degli anni '70 per colpire gli operai d'avanguardia in fabbrica, per fare alcuni esempi.
Una guerra sporca che riguarda stragi, intimidazioni, omicidi politici, schedature, infiltrazioni, condizionamenti dell'opinione pubblica attraverso vere e proprie campagne di stampa.
Una guerra che ci da modo di capire la natura dello Stato, per lottare con fermezza contro posizioni che relegano tutto questo a fatti accidentali o a deviazioni o a incapacità politica della borghesia. Una guerra che ci orienta nella nostra azione di propaganda, denuncia e controinformazione (come è stato ad es. il libro "La strage di Stato").
Una guerra sporca che ci deve spingere a mostrare, nel nostro lavoro politico, per ogni sua manifestazione, non la forza di questo sistema, ma la sua sostanziale fragilità strategica (non essendo in grado di garantire altro che sfruttamento, oppressione, miseria e guerre).

La repressione ha come presupposto politico l'isolamento degli elementi combattivi e avanzati dalla massa dei lavoratori e delle lavoratrici. Il nostro lavoro contro la repressione può dare dei risultati soddisfacenti se comprendiamo e mettiamo a frutto la comprensione che la massa dei lavoratori e delle lavoratrici solidarizza con chi è colpito dalla repressione, se li riconosce come partigiani della propria causa e che la solidarietà non può precedere questo riconoscimento, altrimenti non sarebbe che umanitarismo borghese.

Questo punto ci introduce all'ultima considerazione che volevamo fare. Considerazione che traiamo come bilancio storico, o se guardiamo alla realtà a livello mondiale (i popoli e i movimenti nel mondo danno sicuramente forza alla lotta contro l'imperialismo, ma ciascuno può contribuire alla lotta per eliminarlo solo se c'è il partito comunista alla loro testa) o se vediamo nell'opera dello Stato il tentativo di privare le classi oppresse di determinati strumenti e mezzi di lotta per rovesciare gli oppressori: in ogni caso ricaviamo la necessità di costruire la forma di organizzazione superiore del proletariato.
Nel nostro paese, e questo è il nostro bilancio, la mancanza, da lungo tempo, del partito comunista fa sì che terreni importanti di intervento, come quello contro la repressione, non abbia la possibilità di essere un intervento di carattere permanente, di accumulo delle forze e di educazione delle forze, e di dar luogo, invece, nel tempo, a scadenti forme organizzative sempre più ristrette o transitorie e, se va relativamente bene, soffocate nel localismo.
Per concludere volevamo ringraziare per l'opportunità che è stata offerta, come Linearossa, di ribadire, attraverso una riflessione sulla repressione, quello che abbiamo affermato nella lettera aperta sul giornale "la Linearossa per l'Assalto al cielo" del 28 settembre '03: "Per le avanguardie rivoluzionarie, è necessario uscire dal pantano della divisione, del settarismo e del gruppettarismo, dar vita alle forme di organizzazione necessarie, riuscire ad individuare la strada per affrontare e fare i conti, a nostro avviso, con tre nodi irrisolti: - la costruzione della forma superiore della coscienza e dell'organizzazione politica del proletariato, il Partito Comunista; - l'azione di inserimento e di radicamento nella classe attraverso un tenace ed incessante lavoro di ricomposizione anticapitalista ed antimperialista per una società socialista; - l'approfondimento del contenuto internazionalista della lotta di classe, attraverso la solidarietà, la collaborazione ed il coordinamento con tutti quei popoli, reparti della classe internazionale e quelle forze, in lotta senza quartiere contro l'imperialismo"

Firenze, 20 dicembre 2003

Linearossa

 

 

Con gli autoferrotranvieri in lotta

Innanzitutto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai lavoratori dei bus, dei tram, delle metropolitane che si sono mobilitati per tutto dicembre

Dopo una vertenza di 2 anni (8 scioperi dei sindacati confederali e 4 dei sindacati di base) senza alcun risultato, il 1° dicembre, quando i lavoratori dell'Atm di Milano si sono ribellati scioperando senza preavviso (prima e dopo le 8 ore dello sciopero sindacale), è iniziata la vera vertenza dei 116.500 autoferrotranvieri. Il 15 dicembre, sull'esempio milanese, si sono fatti sentire i lavoratori di Torino e Brescia, poi quelli di Genova, di Firenze e di numerose altre città.
Se nessuno, a cominciare dagli autoferrotranvieri milanesi, avesse infranto le regole di quella che comunemente viene definita legge antisciopero, "coinvolgendo" nella vertenza la popolazione e "la politica", la trattativa non sarebbe iniziata. E' il primo insegnamento sul quale dobbiamo riflettere.
Questa spallata ha dato voce alle ragioni di questa categoria di lavoratori: il riconoscimento dei 106,39 euro di aumento medio lordo mensili come l'equivalente del recupero della differenza tra inflazione programmata e reale per il 2000-01 e di recupero dell'inflazione programmata per il 2002-03, rispetto alla provocatoria proposta delle controparti datoriali di 12 (!) euro per stipendi medi che variano da 800 a 1.250 euro al mese.
Per aver infranto più volte le regole della legge antisciopero (la 146 del '90, rivista poi, peggiorata con la legge 83 del 2000), questi lavoratori sono stati attaccati e denigrati da governo, forze politiche, associazioni padronali, etc. Gli stessi sindacati (confederali) hanno tenuto una posizione di "equidistanza": " ... dalla ragione sono passati al torto ...".
Le forze reazionarie e antioperaie hanno fatto leva, come sempre, sui pesanti disagi che utenti e pendolari hanno subìto a causa degli scioperi, per screditare le ragioni della lotta e attaccare quanto ancora rimane in materia di diritto di sciopero. Inoltre, nei confronti dei lavoratori in lotta, hanno minacciato provvedimenti disciplinari e sanzioni penali. Senza dimenticarsi di far uso della precettazione e delle forze di polizia.
Sabato 20 dicembre governo, regioni, associazioni e sindacati confederali hanno firmato l'accordo che prevede 81 euro mensili più un' una tantum di 970 euro in tre tranches entro settembre come recupero degli anni di vacanza contrattuale a fronte delle richieste: 106 euro e un' una tantum di almeno 1.200 (anziché i 2.500 euro a cui ammonterebbe il reale recupero).
Dopo l'accordo, definito "indecente" da molti lavoratori, in numerose città vi sono state proteste di massa con scioperi, presìdi e blocchi. In alcuni casi è dovuta intervenire la polizia, perché neppure la precettazione era stata sufficiente a "convincere" i lavoratori a tornare al lavoro.
L'esperienza di questo mese ci fornisce altri insegnamenti:
- l'abolizione del diritto di sciopero o la stessa precettazione prefettizia, non possono impedirne il suo esercizio quando le condizioni sono tali da costringere i lavoratori alla lotta. Le limitazioni di questo diritto (tra l'altro, riconosciuto all'art. 40 della stessa Costituzione) possono sì ostacolarne l'esercizio, come avvenuto in questi anni, ma non possono assolutamente eliminarlo. Neppure il fascismo ne fu capace!
- La partecipazione di massa alla lotta è un deterrente che ostacola forme di repressione nei confronti dei lavoratori più combattivi e coraggiosi. Ma l'esperienza dimostra che i lavoratori debbono sapersi misurare anche sul terreno della repressione per difendere la capacità di lotta e le proprie reali avanguardie.
- L'unità con gli altri lavoratori è fondamentale per il buon esito di una vertenza contrattuale. E' necessario, quindi, organizzare le proprie forze e mobilitare quelle amiche (altre categorie di lavoratori, pendolari, utenti ...) per far conoscere a livello di massa le ragioni della lotta e per denunciare l'attacco che quotidianamente governo, istituzioni e datori di lavoro conducono nei confronti dei pendolari e degli utenti attraverso la privatizzazione, il peggioramento ed ogni tipo di devastazione dei servizi pubblici, in particolare di trasporti, sanità e istruzione.
Il fatto che la lotta abbia avuto carattere di massa, che anche gli scioperi cosiddetti "selvaggi" abbiano visto l'adesione dell'80, del 90, addirittura del 100% dei lavoratori, che in alcuni casi sia saltata perfino la precettazione, significa che qualsiasi lavoratore di ogni categoria (tra questi anche coloro che hanno subìto il disagio e/o si sono lamentati) di ogni categoria, in quella situazione concreta e a quelle condizioni, avrebbe partecipato senza alcuna esitazione alla lotta! Lo dimostrano le percentuali di adesione e di partecipazione.
Il disagio di un giorno provocato da una giusta lotta è ben altra cosa dai disagi che i pendolari e gli utenti sono condannati a subire quotidianamente per mancanza di personale e di assistenza, ritardi, servizi scadenti, sovraffollamento, aumento dei prezzi, incidenti, traffico, smog, etc.
Noi ci auguriamo che questa vertenza si concluda nel modo migliore per i lavoratori, ben oltre l'accordo di sabato 20 dicembre. E siamo convinti che da questa importante esperienza sia possibile, per i lavoratori e le lavoratrici, trarre insegnamenti utili a sviluppare forme di lotta e di organizzazione in difesa dei propri interessi.

28/12/2003

Linearossa

 

Chi sono i selvaggi ?!
Chi si difende lottando oppure chi ha sfasciato, e continua a farlo, i servizi pubblici !?

I lavoratori dell'Atm di Milano hanno dato il via con lo sciopero particolare dell'1 dicembre, poi hanno continuato quelli di Brescia, Genova, Torino, Firenze, Venezia, Roma, Livorno e di tante altre città. Dopo 2 anni di una vertenza a perdere (le controparti avevano proposto 12 (!) euro lorde di aumento medio mensile per stipendi medi da 800 a 1.250 euro), questi lavoratori sono stati costretti a far sentire la loro voce rompendo i lacci e i lacciuoli della legge antisciopero (la 146/90, peggiorata poi con la 83/2000).
Gli autoferrotranvieri hanno, così, obbligato governo, associazioni padronali e sindacati confederali, a misurarsi concretamente sulla vertenza e ad avviare una vera trattativa. Il 20 dicembre un primo accordo, definito dagli stessi lavoratori "indecente", perché al disotto dei 106 euro previsti (come recupero dell'inflazione programmata e reale dal 2000) e dell'una tantum di vacanza contrattuale.
Gli autoferrotranvieri hanno ripreso in mano la vertenza con gli scioperi, i presìdi, i blocchi, le manifestazioni. In alcuni casi è persino intervenuta la polizia, perché neppure le precettazioni erano sufficienti a "convincere" i lavoratori a riprendere il lavoro. La mobilitazione contro l'accordo del 20 dicembre rappresenta la volontà reale della maggioranza dei lavoratori! Non occorre, quindi, alcun referendum, perché nei fatti i lavoratori si sono già espressi.
Le proteste di dicembre (tali da far partire la trattativa) e quelle a seguito dell'accordo del 20 (tali da rinviarlo al mittente), hanno avuto carattere di massa, con la partecipazione della quasi totalità dei lavoratori. Queste adesioni mostrano che qualsiasi lavoratore, di qualsiasi categoria (e tra questi anche coloro che hanno subìto disagi e si sono lamentati), in quella situazione concreta e in quelle condizioni avrebbe partecipato senza tentennamenti alla lotta!
Il 9 gennaio di nuovo la mobilitazione della categoria (promossa dai sindacati di base) con l'adesione allo sciopero estesa a tante altre città, grandi e piccole: del Friuli, dell'Umbria, della Puglia, della Sicilia ...
Il 12 gennaio i lavoratori dell'Atm di Milano e di Brescia sono scesi ancora in sciopero nonostante la precettazione del prefetto. Questa categoria di lavoratori ha avuto il coraggio e la determinazione di ribellarsi alle leggi di uno Stato che lega loro mani e piedi ed in questa fase, pertanto, rappresenta il punto più avanzato nella difesa degli interessi di classe dei lavoratori. Dobbiamo esprimere loro solidarietà e sostegno per contrastare chi li vuole isolare, scoraggiare, denigrare e reprimere.
In queste settimane gli autoferrotranvieri sono stati attaccati da governo, forze politiche e politicanti, associazioni padronali e istituzioni, che prima hanno minacciato provvedimenti punitivi e sanzioni penali esemplari per far cessare le lotte (operazione fallita) e poi hanno diffuso il messaggio pubblicitario che la lotta "illegale" (come sono soliti definire ciò che a loro non conviene) non paga.
Infatti, lor signori sono fortemente preoccupati per il fatto che quel tipo di lotta possa generalizzarsi ed estendersi ad altre categorie di lavoratori.
Gli autoferrotranvieri hanno lottato per difendere il salario, i diritti, la dignità e per questo sono stati bollati come selvaggi. Selvaggi, invece, sono chi li prende per il c... da due anni e chi in questi anni ha ridotto il servizio pubblico allo sfascio, con continui guasti, sovraffollamenti, ritardi quotidiani, incidenti permanenti e aumenti delle tariffe!
Il disagio di un giorno, o di alcuni giorni, provocato da una giusta lotta non è minimamente paragonabile (e va nella direzione opposta) ai disagi che i pendolari e gli utenti sono condannati a subìre per tutto l'anno a causa di una politica che ha devastato i servizi pubblici.
L'esperienza degli autoferrotranvieri favorisce le possibilità di lotta di altre categorie di lavoratori, difende le condizioni dei pendolari e degli utenti dall'aggressione che subiscono quotidianamente al loro diritto a un trasporto sicuro, efficiente, pubblico.

In questi anni anche noi ferrovieri abbiamo lottato contro la privatizzazione del servizio, per la sicurezza e la qualità del trasporto, contro un contratto che taglia posti di lavoro, diritti e conquiste, che peggiora le normative e l'orario di lavoro. Anche in ferrovia la situazione è drammatica: continui guasti, ritardi e incidenti, ore e ore di lavoro straordinario, aumento degli incidenti mortali. In due giorni, il 19 e il 20 dicembre, sono morti tre lavoratori (due macchinisti a Viterbo, un manovratore a Calambrone) e a Pisa S.Rossore è deragliato un treno merci, danneggiando un Eurostar in transito e solo per un puro caso non ha causato un disastro!
Chi ha avuto il coraggio di denunciare pubblicamente i disservizi e di solidarizzare con i pendolari e gli utenti, che sono i primi a subirne le pesanti conseguenze, è stato perseguito dalla dirigenza Fs, come accaduto ad un delegato Rsu di Genova, colpito da 10 giorni di sospensione o come ai 4 ferrovieri licenziati in questi giorni per aver sollevato problemi sulla sicurezza nella trasmissione di Rai3 Report. Le punizioni cosiddette esemplari vanno estendendosi, con giorni di sospensione dal servizio contro quei lavoratori che, per far partire il treno, di fronte al menefreghismo dell'azienda Fs, chiedono che siano garantite, come da normativa, le condizioni a tutela della sicurezza e della salute di viaggiatori e lavoratori. Quando hanno difficoltà ad assumere provvedimenti contro i ferrovieri che pretendono il rispetto delle norme di sicurezza, anziché sostituire le vetture insicure a viaggiare, non trovano di meglio che sostituire d'ufficio questi lavoratori con altri disponibili.
Questi dirigenti e funzionari di Stato mostrano non solo la loro irresponsabilità nei confronti dell'utenza ma anche la loro arroganza giocando, in nome del profitto aziendale, della propria carriera o di altro tornaconto, sulla pelle degli utenti e degli stessi lavoratori.

Solidarietà ai lavoratori in lotta: la solidarietà è un'arma, usiamola!
Impariamo a difenderci sempre meglio da qualsiasi rapina, sopruso e ricatto di questo sistema.

16 gennaio 2004

I ferrovieri di Linearossa

 

 

Solidarietà al S.A.R.S.

Linearossa esprime solidarietà militante ai compagni e alle compagne del Centro sociale "Spazio Antagonista di Resistenza Sociale" (S.A.R.S.) di Viareggio per il grave atto subìto domenica 1° febbraio.
Alle ore 06,30 circa di domenica sono stati dati alle fiamme i locali del Centro sociale e i container, a circa 200 metri di distanza dal Centro, abitati da immigrati, che fortunatamente sono usciti illesi dall'incendio.
Dall'inizio della sua attività il S.A.R.S. si è distinto come momento significativo di aggregazione sociale e giovanile nella zona e come punto di riferimento per il dibattito e le mobilitazioni dell'ultimo anno: contro la guerra imperialista, contro il fascismo vecchio e nuovo, contro la repressione, a fianco della resistenza dei popoli oppressi, a sostegno degli immigrati e dei compagni colpiti dalla repressione.
Vogliamo ricordare che i giovani compagni del S.A.R.S., assieme ad altre forze, sono stati protagonisti sia del presidìo di sabato 10 gennaio in piazza a Pietrasanta in sostegno della resistenza irachena e palestinese, sia del presidìo di sabato 30 gennaio di fronte al Comune di Viareggio in difesa dei diritti degli immigrati, oltre che della manifestazione contro la repressione tenuta a Viareggio sabato 15 novembre, manifestazione che aveva visto la partecipazione di oltre 300 compagni e compagne.
Proprio per questo, fin dall'inizio, il S.A.R.S. è stato oggetto di pesanti attacchi da parte di forze reazionarie e della stampa locale. In questi ultimi giorni gli attacchi si erano trasformati in una vergognosa campagna che ha visto unite, per l'occasione, forze politiche (Alleanza Nazionale e Forza Italia), il locale direttore della S.I.A.E. e la stampa locale (in primis "La Nazione").

Linearossa denuncia la duplice vigliacca provocazione di domenica mattina come opera di squadristi fascisti o come azione di qualche balordo incitato dalla campagna di questi giorni che ha fomentato veleni e discredito nei confronti di chi promuove e organizza la lotta e la mobilitazione contro il fascismo, la guerra, il razzismo, la xenofobia.

Linearossa solidarizza con quanti sono colpiti dalla repressione e sono oggetto di provocazioni perché attivi e organizzati contro le tante e brutali manifestazioni che questo regime genera e alimenta e invita alla più ampia mobilitazione per stroncare questa guerra sporca contro giovani, studenti e lavoratori.

La solidarietà è una potente arma nelle mani del proletariato!
Promuovere e organizzare la solidarietà è un dovere di classe!
Trasformare la solidarietà di classe in coscienza rivoluzionaria!

Viareggio, 02 febbraio 2004

 

Scioperi a Mirafiori contro il Tmc-2 e la serrata

Torino. Gli operai e le operaie delle Carrozzerie di Mirafiori sono alla quarta settimana di scioperi contro il Tmc-2 (Tempi dei movimenti collegati - seconda versione).
Il Tmc-2 è l'applicazione scientifica di studi per l'intensificazione dello sfruttamento che, in pratica, si concretizza con l'aumento dei carichi di lavoro di oltre il 20%!
A Mirafiori il Tmc-2 è stato introdotto nei mesi di giugno-luglio '03. Da una produzione di 270 auto al giorno, per turno, della Punto gli operai passano a 296-298 auto con lo stesso organico. Un aumento che si fa sentire e la reazione degli operai si traduce subito in tre settimane di scioperi articolati e a scacchiera.
La produzione sale ancora fino a 302 auto, poi ancora a 316: riprendono, così, gli scioperi di un'ora a turno come forma di protesta al peggioramento delle condizioni di lavoro. Oltre alla lotta in fabbrica, i delegati Rsu della Fiom decidono di avviare un esposto alla magistratura contro i danni alla salute provocati dal Tmc-2. Decisione che non si sostituisce alla lotta, ma nella volontà degli operai serve a rafforzarla.
Da anni vi sono inchieste sul lavoro alla catena di montaggio, sul fatto che simili sforzi ripetuti provocano una serie di patologie, sia agli arti inferiori che alla colonna vertebrale.
Il famigerato Tmc-2, introdotto per la prima volta nel '93 a Melfi, ha fatto registrare, in questi anni, un numero altissimo di patologie, quali tendiniti, tunnel carpali, ernie al disco addirittura tra i giovani operai!
L'esposto contro i danni alla salute provocati dal Tmc-2, attestati di solidarietà alla lotta e altre informazioni possono essere richieste ai delegati della Fiom delle Carrozzerie di Mirafiori (ugogool@hotmail.com).

Ora gli operai e le operaie delle Carrozzerie sono alla quarta settimana di scioperi (ripresi dalla metà di gennaio). Così la Fiat ha pensato bene di contrapporsi, con la serrata di ritorsione (il contro sciopero da parte dei padroni), alle rivendicazioni degli operai. Con la serrata il padrone mette in libertà i lavoratori con la conseguente perdita della retribuzione.
Lunedì 9 febbraio gli scioperi erano ripresi al reparto del montaggio della Carrozzeria: il primo iniziato alle ore 12.30; al 2° turno, ore 17,45-18,45 c'è stata la protesta contro l'aumento dei ritmi sulla linea Punto/Idea, ripresa dopo la pausa mensa. Lo sciopero è continuato fino alla fine del turno perché la Fiat ha messo in atto la provocazione di mettere tutti gli addetti della Punto/Idea in libertà. Gli operai e le operaie hanno respinto con lo sciopero la rappresaglia aziendale! La provocazione, invece di intimidire gli operai, ha avuto l'effetto opposto ed al corteo interno si sono uniti tutti gli addetti alla produzione. Le lotte sono proseguite e si sono estese nei turni degli addetti della Lybra. Mercoledì 11 febbraio sono scesi in lotta anche gli operai della Lastratura contro i carichi di lavoro e per respingere la provocazione della serrata.

Solidarietà agli operai di Mirafiori in lotta!

Il Tmc-2 viene introdotto per la prima volta nel '93 nella nuova fabbrica della Fiat a Melfi (Pz). Con il ricatto dei posti di lavoro in un'area depressa, i sindacati (Cgil-Cisl-Uil) accettano condizioni di lavoro pesantissime: 20 turni di lavoro su 21 e una nuova metrica dei tempi, il Tmc-2. Nel '95, con promesse di nuova occupazione, il Tmc-2 passa, con il voto degli impiegati, in quanto la maggioranza degli operai si era schierata contro, anche alla Piaggio di Pontedera (Pi), dove scioperi e lotte contro la nuova metrica non sono mai cessati. Dal giugno-luglio '03, dopo la rivolta operaia in difesa dell'occupazione da Termini Imerese (Pa) ad Arese (Mi), la Fiat introduce il Tmc-2 anche a Torino, a Cassino (Fr) e a Termini Imerese. Da allora a Mirafiori sono iniziati scioperi articolati e a scacchiera contro il Tmc-2. R.S.U., delegati Rsu, organizzazioni e organismi sindacali che intendono esprimere la solidarietà agli operai e alle operaie della Fiat Mirafiori possono rivolgersi ai delegati Rsu della Fiom delle Carrozzerie: ugogool@hotmail.com

Solidarietà agli operai di Mirafiori in lotta!
Torino. Gli operai e le operaie delle Carrozzerie di Mirafiori scioperano da mesi contro il Tmc-2. Dopo 4 settimane consecutive di lotte, la Fiat ha messo in atto la provocazione della serrata che, a sua volta, ha provocato nuovi scioperi.
Il Tmc-2 viene introdotto per la prima volta nel '93 nella nuova fabbrica della Fiat a Melfi (Pz). Con il ricatto dei posti di lavoro in un'area depressa, i sindacati (Cgil-Cisl-Uil) accettano condizioni di lavoro pesantissime: 20 turni di lavoro su 21 e una nuova metrica dei tempi, il Tmc-2. Nel '95, con promesse di nuova occupazione, il Tmc-2 passa, con il voto degli impiegati, in quanto la maggioranza degli operai si era schierata contro, anche alla Piaggio di Pontedera (Pi), dove scioperi e lotte contro la nuova metrica non sono mai cessati.
Dal giugno-luglio '03, dopo la rivolta operaia in difesa dell'occupazione da Termini Imerese (Pa) ad Arese (Mi), la Fiat introduce il Tmc-2 anche a Torino, a Cassino (Fr) e a Termini Imerese. Da allora a Mirafiori sono iniziati scioperi articolati e a scacchiera contro il Tmc-2.
R.S.U., delegati Rsu, organizzazioni e organismi sindacali che intendono esprimere la solidarietà agli operai e alle operaie della Fiat Mirafiori possono rivolgersi ai delegati Rsu della Fiom delle Carrozzerie: ugogool@hotmail.com

Cos'è il Tmc-2
La sigla Tmc-2 (Tempi dei movimenti collegati - seconda versione) indica uno dei "modelli cronotecnici" preposti alla quantificazione dei tempi d'esecuzione delle mansioni operaie nella produzione di serie (si parla, naturalmente, di lavoro a cottimo). Quando un operaio dell'industria (metalmeccanico e non solo) varca la soglia di uno stabilimento, il suo tempo di presenza in fabbrica viene letto e gestito dagli uffici tecnici (analisi lavoro) in un modo particolare, così ripartito: tempi attivi o effettivi, fattori di riposo, fattore fisiologico, pausa/e (dove sono previste). Assegnando base 100 al tempo di presenza in officina, detta ripartizione, a prescindere dall'entità di ogni valore, che può variare da ciclo a ciclo, può essere suddivisa così: tempi attivi 84% circa, fattori di riposo 6-8%; fattore fisiologico 4-6%; pausa 4%.
Gli ultimi tre punti possono essere contrattati, perché i riferimenti nazionali e internazionali sono diversi e l'entità delle pause per nocività e vincolo sono frutto delle condizioni oggettive, degli usi e delle consuetudini presenti in azienda e dei rapporti di forza operanti. Il primo punto (tempo attivo), che è l'elemento centrale per la determinazione del tempo d'esecuzione, non è contrattabile, perché è scelto dal padrone (l'art.11 del CCNL prevede la sola comunicazione del sistema usato, mentre al sindacato è concessa unicamente la possibilità di contestazione dell'eventuale divario tra previsione e realtà applicativa). Ovviamente, la possibilità di contrattazione si esercita sull'uso scorretto del modello stesso. Questo aspetto dell'art.11 non è mai stato modificato, perché l'insieme dei modelli usati in Italia nell'ambito cronotecnico (sistemi cronometrici o sistemi tabellari) doveva portare a risultati simili; rendimento 133,33 come massimale, che significa maggiorare di 1/3 la normale velocità d'esecuzione a 100, scelta che recupera il più tradizionale rapporto del sistema Bedaux 60-80.

A cura di Linearossa e dell'Assemblea Nazionale Anticapitalista

 

Primo importante risultato per Stefano Teotino!!!

I compagni e le compagne di Linearossa
                             esprimono soddisfazione per il primo importante risultato riguardo alla riassunzione di Stefano Teotino, rappresentante RdB licenziato in tronco "per giustificato motivo" il 15 maggio 2003 da Geofor di Pisa (consorzio pubblico-privato per lo smaltimento dei rifiuti) con un pretesto escogitato mediante il pedinamento quotidiano da parte di un "investigatore" privato.
Il giudice del lavoro di Pisa ha ordinato all'azienda di "reintegrarlo immediatamente nelle stesse mansioni da questo ricoperte al momento del licenziamento".
La vicenda Geofor riempì di polemiche la stampa locale e nazionale per il servizio di "Striscia la notizia" che mostrò come Geofor non differenziasse e riciclasse i rifiuti. La Geofor aveva licenziato Stefano per rappresaglia, perché aveva contribuito a che ciò emergesse.

Pensiamo che la sentenza che decreta la riassunzione di Stefano rappresenti una prima, importante vittoria:
-impedisce ai "padroni" Geofor di isolare e allontanare dal resto dei lavoratori un delegato determinato e combattivo;
-rafforza concretamente la difesa dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori;
-respinge il tentativo di Geofor di colpire Stefano per scoraggiare, con questo esempio, altri lavoratori dall'alzare la testa e denunciare i soprusi verso i lavoratori e la collettività tutta, così come accaduto lo scorso gennaio ai 4 ferrovieri licenziati da Trenitalia per aver denunciato a "Report" (trasmissione andata in onda ad ottobre su Rai3) le vere cause della mancanza di sicurezza e dei disservizi in ferrovia. Pensiamo anche, come già ha dimostrato il Consiglio di Amministrazione Geofor rifiutando di far rientrare Stefano al suo posto di lavoro, pur corrispondendogli lo stipendio, che la battaglia sia ancora dura, che altri ostacoli dovranno essere superati per la positiva conclusione della vertenza.
Oltre alla soddisfazione, quindi, esprimiamo a Stefano la nostra solidarietà e ci impegniamo, nei limiti delle nostre forze, a far conoscere la vicenda e a partecipare e contribuire alle iniziative che saranno promosse per sostenere Stefano.

18 febbraio 2004

 

Oggi, 9 marzo 2004, è morto il comandante partigiano "Gracco" Angiolo Gracci

Il foglio "Linearossa" e la rivista "Il Futuro" si uniscono al dolore dei familiari e dei tanti compagni e delle tante compagne di cui Angiolo, nei decenni trascorsi, è stato infaticabile maestro. Lo ricordiamo, con il massimo rispetto e con grande affetto, come combattente partigiano e militante comunista. Inoltre, gli siamo grati per essere stato, in questi anni, in quanto pubblicista iscritto all'Ordine dei giornalisti, direttore responsabile di "Linearossa" e de "Il Futuro".

"Gracco", nato a Livorno nel '20, sottotenente della Guardia di finanza, rimpatriato dall'Albania, assiste, nel settembre '43, all'invasione nazista. A Firenze, con altri studenti universitari, dà vita al "Movimento dei giovani italiani repubblicani", di ispirazione risorgimentale. Prende contatti con militanti comunisti in clandestinità e sostiene una linea di sinistra che lo porta fuori dal quel Movimento.
Il Comando generale delle Brigate e Distaccamenti Garibaldi lo invia in montagna come capo di stato maggiore della costituenda Brigata d'assalto "Vittorio Sinigaglia". Ne diviene comandante all'indomani della battaglia di Pian d'Albero.
All'inizio della battaglia insurrezionale per la liberazione di Firenze si ribella, con l'intera Brigata, all'ordine di disarmo impartito dagli "Alleati" alla vigilia della battaglia per la liberazione di Firenze.
Ferito in combattimento, invalido e medaglia d'argento al valor partigiano.
Ripreso il suo posto di ufficiale nelle Forze armate, svolge attività per la loro democratizzazione contro la restaurazione. Si laurea, nel '49, in giurisprudenza.
Per le sue posizioni politiche è punito e trasferito più volte, e nel '56 è costretto a lasciare l'uniforme. Lavora a Roma alla Lega nazionale delle Cooperative. Poi riorganizza il servizio di assistenza legale alla Camera del lavoro di Firenze.
Nel '66 si dimette dal Pci, al quale aveva aderito nel '44, e l'anno successivo viene allontanato dall'Anpi. Gli vengono contestate posizioni volte alla ripresa del movimento di resistenza popolare contro la presenza delle forze Usa nel nostro Paese.
Nell'ottobre '66 è a Livorno con i marxisti-leninisti per costituire il PCd'I (m-l). Nel '67 promuove il "Fronte di liberazione antimperialista" per cacciare dal nostro paese le basi Usa e Nato.
Con la parola d'ordine "Meridione svegliati, la Resistenza continua!", organizza il "Movimento leghe lavoratori italiani" (Mlli), promuove numerose lotte nel Meridione: contro il neofascismo e il caporalato, lo sciopero generale del settembre '78 della Piana del Sele, l'occupazione, da parte dei disoccupati, della Regione a Napoli.
Negli anni '73-'74 conduce un'inchiesta contro la "trama nera" stragista documentata ne "Il perché delle stragi di Stato". Nel '74, con altri veterani della Resistenza, fonda il Movimento antimperialista-antifascista "La Resistenza continua" e ne dirige l'omonimo periodico.
Nell'84, dopo la cessione agli Usa anche della base de "La Maddalena" del '72, assieme ad altri, presenta al Parlamento una petizione popolare per "Alto tradimento e attentato all'integrità nazionale".
Negli anni '70 e '80, in qualità di compagno avvocato, difende i militanti della sinistra rivoluzionaria fin dai primi processi. Fino all'ultimo ha propagandato i valori e gli ideali della Resistenza 1943-45 e un profondo e determinato sentimento antimperialista e antifascista.

 

Volantino diffuso, in forma mirata, alla manifestazione del 20 marzo a Roma, manifestazione alla quale Linearossa ha partecipato dietro lo striscione unitario "A fianco della resistenza irachena e palestinese" con i compagni dell'Unione democratica arabo palestinese (Udap) e con altre organizzazioni, gruppi, organismi, comitati, etc.

Ai comunisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti conseguenti
La rinascita del movimento comunista, che per noi significa innanzitutto affrontare e vincere la lotta per la costruzione, la ricostruzione e il rafforzamento di autentici partiti comunisti in tutti i paesi del mondo e la lotta per il comunismo, come sistema completo dell'ideologia del proletariato e come nuovo sistema sociale, sono rispettivamente: il compito concreto e urgente, l'orientamento universale e la strada necessaria che i comunisti devono saper indicare e percorrere per liberarsi dall'imperialismo e porre fine alla preistoria dell'umanità

La crisi generale che il sistema capitalista sta attraversando impone alle potenze e ai gruppi imperialisti l'accelerazione di un movimento doppio e combinato. Un movimento verso sempre più aspre lotte interne all'imperialismo stesso che portano, come elemento inevitabile, alla guerra tra le stesse potenze imperialiste per una nuova spartizione del mondo e un nuovo ordine gerarchico.
Un movimento verso sempre maggiori e generali attacchi contro le classi sfruttate dei paesi imperialisti e contro i popoli oppressi, attacchi che producono una resistenza diffusa, anche se disuguale, in ogni parte del mondo.
Gli imperialisti hanno l'obiettivo di mantenere un sistema di dominio che per vivere non può che sfruttare e opprimere e per la cui difesa non saranno mai disposti a gettare il loro coltellaccio da macellai. Una natura e una logica, questa, che fa comprendere come possono e devono reprimere, creare continuamente disordini, soffiare sul fuoco di antiche contraddizioni (come le varie differenze etniche o religiose), crearne di nuove, sostenere stati e gruppi reazionari o abbandonarli e combatterli quando in discussione è il loro potere assoluto e i loro immensi profitti.
La guerra tra potenze imperialiste è il "grande salto" che le contraddizioni interne all'imperialismo, giunte ad un certo grado di maturazione, producono. Quella che trascina milioni di uomini e donne a scannarsi tra di loro ciascuno a fianco della propria borghesia imperialista è la mobilitazione reazionaria delle masse più alta e, per il coinvolgimento mondiale che attua, più estesa. Le guerre locali, a cui stiamo assistendo, sono trasformazioni qualitative parziali, tappe intermedie verso questo scontro generale.
La rivoluzione di nuova democrazia (come tappa della rivoluzione socialista) per i paesi dipendenti e la rivoluzione socialista, per i paesi imperialisti, dirette dall'unica e medesima ideologia comunista, sono la più alta trasformazione qualitativa possibile, in questa fase, della resistenza che i popoli sottomessi e le classi lavoratrici stanno conducendo. Sono la mobilitazione rivoluzionaria che, a livello mondiale, possiamo raffigurarci come un unico fronte delle classi e dei popoli rivoluzionari in marcia verso il comunismo. Abbiamo iniziato con la lotta per la costruzione, la ricostruzione (per quanto ci riguarda) e il rafforzamento di autentici partiti comunisti in tutto il mondo e con la lotta per il comunismo fino alla vittoria, perché sono la risposta a tutto quello che sta succedendo in Italia e nel mondo, sono la risposta alle guerre, alle stragi come quella recente dell'11 marzo a Madrid e dell'11 settembre '01 a New York e Washington. A nostro avviso sono la risposta per un antimperialismo coerente se pensiamo seriamente che l'imperialismo sia solo morte, miseria, malattie, distruzione e guerra e riteniamo necessario trovare la strada per eliminare tutto questo.
Sono la risposta alle grandi sofferenze che, a causa di questo dominio, la stragrande maggioranza dell'umanità subisce. Sono la risposta a tutte le contraddizioni vecchie e nuove (come le differenze di razza, di sesso, di religione, di cultura, di etnia, ma anche tra immigrati e non, tra chi lavora e chi è disoccupato, tra chi lavora in una fabbrica che inquina e chi vi vive attorno, etc.) che i comunisti non devono mai sottovalutare e che è loro compito far confluire, insieme a svariati movimenti apparentemente molto diversi tra di loro, in un solo torrente rivoluzionario. Sono la risposta che, in positivo, ricaviamo dal passato, dalla rivoluzione russa e cinese in primo luogo, come dall'attuale guerra popolare nepalese.
Sono la risposta, per sottrarre forze e forza, a chi non è in grado di dirigere efficacemente la rivoluzione e, a causa di concezioni e metodi reazionari, invece che essere al servizio della causa dei popoli (primo elemento per giudicare ogni cosa) non fa che aumentarne la sofferenza.
La lotta per la ricostruzione del partito comunista e la lotta per il comunismo fino alla vittoria hanno (da subito e fino al raggiungimento di questo nuovo sistema sociale) come base la lotta di classe, cioè un reale processo di trasformazione, e come condizione la concezione e il metodo materialista dialettico. Dappertutto, lentamente e faticosamente si scontrano due campi contrapposti. E' compito dei comunisti affrettare lo sviluppo di questo processo: distruggendo tutto quello che ostacola il formarsi del campo degli oppressi e di coloro che lottano per un avvenire migliore di tutti i lavoratori, come è compito dei comunisti tracciare una netta linea di demarcazione tra questo campo e il campo degli oppressori, degli imperialisti e dei loro servi.
Se l'imperialismo è, per sua natura, feroce e non cambierà fino alla sua completa rovina, anche le classi sfruttate e i popoli oppressi continueranno a lottare e questo fino alla vittoria. I comunisti hanno il dovere di battersi per un autentico partito comunista e la storia dei partiti comunisti insegna che questa lotta non termina con la nascita del Partito. Dobbiamo capire cosa vuol dire, da subito, "lottare per il comunismo" e imparare a farlo. E' questa lunga lotta ininterrotta e per tappe che rende meno dolorosa, meno distruttiva, meno tortuosa, e più veloce possibile, la strada per la vittoria del comunismo nel mondo. 20 marzo 2004 Linearossa fotoc. in propr. per la ricostruzione del partito comunista

linearossa
per la ricostruzione del partito comunista

20 marzo 2004

 

SOLIDARIETA' DI CLASSE E MILITANTE 
AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE ARRESTATI/E

Milano. Ad un anno dall'assassinio di Dax per mano della manovalanza fascista, lo Stato, attraverso i suoi apparati repressivi, ha colpito nuovamente le compagne ed i compagni dell'Officina di Resistenza Sociale (O.R.So) di Milano, arrestando alcuni suoi militanti e trasferendoli a Genova nell'ambito di un'inchiesta che contesta loro l'aggressione e la rapina ad un gruppo di fascisti. Il fatto risalirebbe al 17 gennaio '04, giorno in cui alcune realtà milanesi parteciparono alla manifestazione antifascista organizzata a Genova in risposta alle aggressioni e alle intimidazioni razziste e poliziesche nei confronti del Centro sociale Pinelli.

Attualmente due compagni dei tre arrestati si trovano nel carcere di Marassi, mentre una compagna è stata condotta a Pontedecimo.
Intimidazione, controllo e repressione diventano sempre più la risposta delle istituzioni borghesi al conflitto sociale e, più direttamente, a tutti coloro che non si sottraggono alla lotta.

L'Assemblea Nazionale Anticapitalista e Linearossa, nel denunciare questa ennesima azione repressiva dello Stato, esprimono la propria solidarietà di classe e militante ai compagni arrestati e a tutti i militanti dell'O.R.So.

- Fuori i compagni dalle galere!
- Sviluppiamo la solidarietà di classe: un'arma contro l'oppressione e lo sfruttamento del sistema capitalista.

24 marzo 2004

Assemblea Nazionale Anticapitalista e Linearossa

 

Viva il 1° Maggio: giornata internazionale di lotta

Dopo dieci anni di supersfruttamento, la giovane classe operaia della Sata-Fiat e dell'indotto di Melfi ha detto "Ora basta!" con una lotta efficace che ha inceppato la produzione del gruppo Fiat in tutta Italia e ha costretto le controparti a fare i conti con i suoi rappresentanti, le Rsu, come reali titolari di questa vertenza. Anche noi siamo convinti che "comunque vada, niente sarà più come prima …", infatti la coscienza e l'organizzazione della classe operaia Fiat e indotto di Melfi ne escono sicuramente rafforzate.
I padroni sono sempre alla ricerca affannosa di nuove forme di organizzazione del lavoro per ingabbiare e sfruttare la classe operaia, ma la saggezza e la determinazione degli operai riesce a trovare soluzioni per modificare la situazione:
due settimane di lotta e cinque presidi permanenti ai cancelli hanno bloccato la produzione di tutto il gruppo Fiat (Melfi, Pratola Serra, Pomigliano D'Arco, Arese, Cassino, Mirafiori e Termini Imerese) e mostrato la capacità della classe operaia di unire attorno alla mobilitazione gran parte del proletariato e delle masse popolari (basti pensare alla manifestazione di sabato 24 a Melfi a cui hanno partecipato oltre 10 mila persone) e di coinvolgere le classi lavoratrici con lo sciopero nazionale (riuscito!), con i cortei e i presìdi di mercoledì 28 aprile, come risposta immediata all'aggressione poliziesca.
Le controparti padronali hanno tentato in tutti i modi di sconfiggere questa lotta in difesa del salario, delle condizioni di lavoro, di vita e per la propria dignità:
- con l'aggressione poliziesca la mattina del 26 aprile, bollando gli operai come "facinorosi e violenti" e attraverso le sinistre parole del ministro degli interni Pisanu, che ha affermato di essere pronto a ripetere quanto già fatto. Ma le cariche e le minacce hanno rafforzato la volontà e la determinazione degli operai;
- con l'isolamento, la denigrazione, le intimidazioni, i ricatti e i tentativi di dividerli. Anche stavolta, hanno tentato di ripetere la famigerata "marcia dei 40mila" dell'80, marcia, peraltro, a cui parteciparono non più di 6-7mila tra capi, capetti e quadri; ma anche questa mossa non è riuscita: in piazza per manifestare si sono ritrovate meno di 150 persone. Isolamento, denigrazione e intimidazioni sostenute anche da Cisl e Uil che hanno tentato di boicottare la lotta decisa da tutte le Rsu e invitato gli operai a non scioperare contro l'aggressione della polizia di Stato che ha provocato 14 feriti!

La posta in gioco è alta, si tratta del futuro degli operai del gruppo Fiat

La determinata ed efficace lotta degli operai di Melfi, come quella degli operai di Termini Imerese, dell'Alfa di Arese, di Mirafiori, etc, evidenzia la spaccatura sindacale: da una parte Fiom e Cobas a sostenere la volontà della maggioranza della classe operaia, dall'altra Fim, Uilm e sindacatini gialli schierati a fianco degli interessi padronali. Allo stesso tempo apre contraddizioni e conflitti con e nella stessa Cgil tesa a rincorrere "opposizioni politiche" e sinistra borghese.

Per quanto ci riguarda, come Linearossa e A.N.A., abbiamo partecipato con una nostra delegazione alla imponente e significativa manifestazione di sabato 24 aprile a Melfi. Poco più di un anno fa abbiamo sostenuto attraverso iniziative pubbliche con gli operai della Fiat di Termini Imerese (Pa) e con una sottoscrizione di massa (raccogliendo oltre 5.000 euro per la "Cassa di resistenza") la loro lotta. Poche settimane fa abbiamo stampato un opuscolo sulla lotta degli operai di Mirafiori contro il Tmc2 che può essere richiesto direttamente agli indirizzi riportati.

Il 1° Maggio saremo ancora a Melfi a fianco della classe operaia in lotta

Il 1° Maggio: con la classe operaia della Fiat

Con la lotta delle classi sfruttate e dei popoli oppressi!

Linearossa

Assemblea Nazionale Anticapitalista (A.N.A.)

 

Contributo per il 19 Giugno: Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero (G.I.R.P.)

Contro la repressione imperialista, solidarietà e lotta di classe

Dal Medio Oriente all'America Latina, dall'Europa all'Himalaya, le guerre contro i popoli oppressi e le classi sfruttate attraverso esecuzioni, torture, sequestri e prigionia, principalmente contro militanti comunisti e rivoluzionari, sottolineano con quanta ferocia e sistematicità le potenze imperialiste e i loro servi, intendano il "nuovo" corso di quella che loro stessi chiamano "lotta al terrorismo", che altro non è che il tentativo di arginare, manu militari, la crisi che attanaglia il sistema capitalista a livello internazionale.
Una dinamica controrivoluzionaria e antiproletaria che, in contrasto con le dichiarazioni delle sirene riformiste sul carattere democratico e al di sopra delle parti dello Stato e delle istituzioni politico-militari internazionali (Onu, Nato, Wto, G-8, Ocse, ecc.), ne dimostra chiaramente la natura di classe borghese, teso a preservare il sistema dello sfruttamento capitalistico e ad eliminare tutto ciò che vi si oppone.
Concetti come rispetto dei "diritti umani e politici", delle "convenzioni e legalità internazionali", sono sempre più carta straccia da riservare per dichiarazioni demagogiche di prezzolati e opportunisti o, comunque, da rimuovere nel momento in cui anche solo sotto l'aspetto formale, rappresentano un "inconveniente" nella strategia di dominio e sopraffazione imperialista.
Nella società divisa in classi, lo Stato e le sue istituzioni, anche quelle che appaiono più innocue, hanno quel carattere classista che riflette gli interessi della classe al potere (la borghesia, in particolare oligarchica e monopolista) che per governare necessita di un apparato di costrizione quali forze armate e di polizia, reparti speciali, carceri e simili mezzi per sottomettere con la violenza la volontà di emancipazione e di liberazione del proletariato.

Nella Giornata Internazionale del Rivoluzionario Prigioniero (G.I.R.P.), oltre che riaffermare l'essenza dell'apparato dello Stato, è importante denunciare il ricorso, sistematico e scientifico, alla tortura contro i prigionieri politici e di guerra, come un fatto non casuale ma intrinseco dell'azione repressiva dello Stato borghese e l'evoluzione (per la classe dominante) della produzione legislativa, in particolare in materia di "reati associativi".
Rispetto alla tortura non possiamo e non dobbiamo cadere preda delle manipolazioni borghesi riformiste, che tendono a presentare il ricorso alla tortura come una vergogna, possibile solo nelle buie e sperdute celle in terre lontane dalla "civile" Europa. I paesi imperialisti, invece, utilizzano sistematicamente la tortura per fiaccare e vincere la resistenza di chi mette in pericolo il loro dominio, a livello nazionale e internazionale, verso i prigionieri rivoluzionari e verso chi resiste con ogni mezzo in difesa dei popoli oppressi dall'occupazione o dall'attacco imperialista.
In questo quadro rientrano le torture nelle carceri irakene da parte delle forze militari Usa. I governi americano, inglese e italiano, si sono affannati a gridare la loro estraneità e ad attribuire torture e sevizie all'azione di singoli individui. Ma ad Abu Ghraib sono state esportate, da parte del Pentagono, le tecniche di tortura e di violenza utilizzate su 600 prigionieri di guerra in Afghanistan detenuti nella base americana di Guantanamo. Lo stesso trattamento è riservato ai prigionieri rivoluzionari e ai combattenti per la libertà nelle carceri d'Israele, della Turchia, del Perù …
Senza dimenticare di denunciare quanto accaduto nelle carceri speciali europee negli ultimi decenni e come ha trattato la materia lo Stato italiano.
Nel nostro paese e nei paesi invasi, la tortura è stata (ed è) pratica costante, nei vari periodi, della politica di espansione coloniale, per l'accaparramento delle "migliori terre d'Africa", in concorrenza con altre potenze europee. In Libia, a partire dalla fine dell'800, in Eritrea, in Somalia, in Etiopia, sotto il regime fascista: non si contano le stragi, le deportazioni, i crimini (i campi di concentramento, l'uso di gas contro le popolazioni, gli stupri, i saccheggi, la confisca e la devastazione dei territori e del bestiame), le esecuzioni capitali, le impiccagioni di resistenti e patrioti, le repressione nel sangue della resistenza dei popoli d'Africa. Dal fascismo fino ai giorni nostri, come in Somalia con la "missione di pace" del '94, quando furono documentate le torture agli uomini e le sevizie alle donne da parte dei militari italiani. Alla faccia degli "italiani brava gente?!".
Sul fronte interno, anche dopo il fascismo, i vari governi hanno sistematicamente applicato la violenza (torture, sevizie, pestaggi, maltrattamenti …) nei confronti dei prigionieri politici, in particolare, degli anni '70 e '80, oltre ad utilizzato misure vigliacche quali l'isolamento (tortura bianca), le continue perquisizioni corporali, le censure di ogni tipo, la negazione dei colloqui con familiari e legali (dal famigerato art.90 all'attuale art.41 bis dell'Ordinamento Penitenziario) … fino alle violenze di massa del G-8 a Genova, con l'infamia dei massacri nella caserma di Bolzaneto e nella scuola "Diaz", ad opera di carabinieri e poliziotti che la retorica mediatica imperialista tende, vergognosamente, a dipingere come punti di riferimento etico-sociali, anziché con il ruolo che storicamente incarnano: manganellatori a livello di piazza a difesa del capitale, da scagliare contro le masse proletarie e popolari (ultima l'aggressione agli operai di Melfi in lotta). Violenza che colpisce, nell'assoluto silenzio (a proposito di "suicidi"), detenuti comuni e immigrati, fuori e dentro i cosiddetti "centri di permanenza temporanea".

In questo quadro politico-militare reazionario assumono particolare rilievo, come due facce della stessa moneta controrivoluzionaria e antipopolare, la promulgazione delle famigerate "liste nere" antiterrorismo contro forze politiche e movimenti rivoluzionari e del reato di "assistenza agli associati" (art. 270 ter del Codice Penale), figlio degli artt. 270 (associazioni sovversive) in vigore dal 1° luglio 1931 e 270 bis (associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico) in vigore dal 6 febbraio 1980.
Con il 270 ter, dell'ottobre 2001, hanno voluto colpire non solo "chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni …", ma anche "chi dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a talune delle persone che partecipano alle associazioni indicate negli artt. 270 e 270 bis …". Tutto ciò per criminalizzare ed attaccare la solidarietà internazionale, per far terra bruciata attorno a chi partecipa attivamente alla lotta di classe.

Di fronte a tutto ciò è fin troppo chiaro che la sola via percorribile, che non sia la collaborazione di classe proposta dallo Stato borghese e dai suoi agenti riformisti in seno alla classe operaia ed al proletariato, è quella della lotta al sistema capitalista e della solidarietà di classe con tutti quelli che, indipendentemente dalle proprie posizioni ideologiche, politiche ed organizzative, si sono assunti la responsabilità di fare della lotta per la liberazione del proletariato dallo sfruttamento e dall'oppressione, la propria condotta di vita.
Le iniziative che si svolgono per la Girp sono una buona occasione per far sì che non si trasformino in appuntamenti rituali o puramente celebrativi, né diventino strumentali opportunità per coltivare propri orticelli, ma che siano, invece, momenti importanti per un ampio dibattito ed un confronto reale tra compagni e compagne sul tema della repressione e, soprattutto, utili a costruire livelli di organizzazione più avanzati per la lotta e per la difesa.

19 Giugno 2004

Linearossa e Assemblea Nazionale Anticapitalista

 

Lettera aperta ai compagni e alle compagne di Forno e a quanti/e, assieme a noi, hanno costruito la Festa di Forno

Vi scriviamo per spiegare i motivi della scelta di non svolgere, quest'anno, la Festa che dal 1998 organizziamo al campo sportivo di Forno.
Questa esperienza, che consideriamo straordinaria, è iniziata semplicemente con panini e vino per un solo giorno, poi, a mano a mano, è cresciuta fino a diventare una vera e propria Festa di 10 giorni come lo scorso anno.
Nella "Festa di Forno" (perché ormai così è conosciuta) abbiamo sempre tentato di combinare il carattere popolare della Festa con l'impegno politico, il dibattito e la riflessione con il divertimento, la socialità, la musica per giovani e meno giovani.
Ogni anno abbiamo affrontato e, in gran parte, risolto problemi di ogni genere. Due, in ogni caso, sono stati quelli principali. Il primo legato alle nostre forze (che sono limitate), il secondo al luogo (il campo sportivo) dove tante erano le cose da fare, dove tutto andava trasportato e costruito. Due problemi collegati che, proprio nel loro legame, ci hanno sempre mostrato come da soli non si va da alcuna parte, nonostante la nostra grande volontà ed il grande entusiasmo.
Pensiamo siano state proprio questa consapevolezza che, d'altra parte, non è solo nostra, e questa necessità di far fronte in modo organizzato e collettivo alle difficoltà (in questo caso trasformare il campo sportivo tra i monti in una Festa proponibile e accessibile), gli aspetti che, più di ogni altra cosa, ci hanno fatto raccogliere l'affetto, la simpatia, la stima per quello che facevamo, ed il grande e prezioso aiuto ricevuto da compagni e compagne che hanno, consapevolmente e felicemente, sacrificato ferie, riposo e soldi.
Quest'anno il campo sportivo è sicuramente in condizioni peggiori degli scorsi anni. Condizioni che abbiamo valutato oggi inidonee, per quanto riguarda la sicurezza, a fronte di piogge, alluvioni, smottamenti, etc., come, purtroppo, siamo stati abituati negli ultimi due anni. Abbiamo, così, deciso di non svolgere la Festa; una decisione sofferta, ma responsabile in quanto non potevamo, e non dovevamo, ignorare il problema della sicurezza.

Pensiamo che la vita di chi vive del proprio lavoro diventa ogni giorno più difficile e che non è solo la vita dei lavoratori e delle lavoratrici, degli anziani e dei giovani ad essere sconvolta, ma tutto l'ambiente che ci circonda.
Abbiamo presente la lotta contro le escavazioni nei bacini di Biforco e Renana, una lotta per la salvaguardia dell'ambiente e per tutelare la salute di tutti.
Come ci ricordiamo di quando, durante una Festa, abbiamo fatto pubblicamente le nostre scuse ai giovani di Forno che gestiscono il campo sportivo per non aver rispettato fino in fondo gli impegni. Le loro immediate e vivacissime proteste per aver disposto la brace in un angolo ma, comunque, all'interno del campo, ci fecero meglio comprendere quanta importanza abbiano la parola data e gli impegni assunti e quanto fosse, per loro, importante il campo sportivo.
Cosa, d'altra parte, confermata ancora oggi: sappiamo dello sforzo dei giovani nella pulizia e nello sgombero del campo per svolgere, anche quest'anno, il Torneo di calcio.
La posta in gioco è alta: riguarda la nostra vita, la nostra salute. Si tratta di giocare, o di iniziare a giocare, una "partita" contro chi opprime, sfrutta, devasta, avvelena o semplicemente lascia andare le cose allo sfascio, una partita che passa anche attraverso la difesa di un campo sportivo. La difesa del proprio campo sportivo per le partite di calcio, come per tutte le attività e le iniziative importanti per gli abitanti di Forno, necessita di una forza ancora superiore di quella, pur preziosa, delle decine di compagni e compagne che, siamo sicuri, anche quest'anno sarebbero stati/e di grande aiuto nello svolgimento di una Festa ancora più bella e partecipata.
Un numero sempre maggiore di lavoratori e lavoratrici sostiene che dobbiamo usare la testa e il cuore. Non importa se si vive in una grande città o in un piccolo paese, se si difende la salute o l'art.18, se si lotta per il lavoro o per la pace, se si salvaguarda l'ambiente o un campo sportivo, sempre la testa e il cuore dobbiamo usare e usarli bene a partire da noi stessi.

27 luglio 2004

i compagni e le compagne di Linearossa

 

Solidarietà agli operai e alle operaie, ai delegati
e alle delegate espulsi/e e sospesi/e dalla Fiom alla Piaggio

Bene hanno fatto i lavoratori e le lavoratrici che, con il presidio e gli scioperi, hanno già espresso la loro solidarietà ed il loro sostegno

Le motivazioni con le quali la Commissione di Garanzia della Cgil ha espulso 11 lavoratori (dei quali uno della Filcams) e ne ha sospesi 5 per un anno dalla Fiom sono riportati nella lettera loro inviata: "mancanza di spirito di collaborazione", tentativo di "creare una contrapposizione all'interno della Fiom" e "fornire una cattiva immagine" del sindacato agli occhi dei lavoratori. Al di là di cosa scrive la Cgil, la realtà è che queste avanguardie di fabbrica sono state per un intero decennio una spina nel fianco dei padroni e della concertazione sindacale per aver promosso e organizzato, con grande determinazione e senso di responsabilità, esponendosi anche in prima persona, iniziative di lotta e scioperi contro la "fabbrica integrata", in difesa delle condizioni di lavoro di tutta la classe operaia Piaggio, fino ad essersi battuti nel recente referendum contro l'accordo integrativo che prevedeva, tra l'altro, l'introduzione del sabato lavorativo obbligatorio. Un accordo che ha diviso in due la fabbrica e che, senza l'assenso dei colletti bianchi, sarebbe stato respinto.
Inoltre, è bene ricordare, l'accanimento con cui il padrone ha agito contro Corrado (tra l'altro uno degli espulsi) per relegarlo prima in un reparto confino, e per poi cacciarlo dalla fabbrica.
La verità è che la Cgil ha colpito una risorsa preziosa per i lavoratori e le lavoratrici Piaggio ed ha esposto ancora di più queste avanguardie alla rappresaglia padronale. Se qualcuno pensa, anche con questo provvedimento, di ostacolare la resistenza degli operai Piaggio al peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita (supersfruttamento, maggiore flessibilità, etc.), siamo convinti che si sbagli di grosso, come siamo altrettanto convinti che abbia alzato un masso che gli ricadrà sui piedi.
Il trasferimento e l'allontanamento dalla fabbrica di Corrado, uno dei delegati più combattivi e preparati, fu una grave perdita per la classe operaia, ma è altrettanto vero che quella vicenda rafforzò le avanguardie esistenti e ne fece nascere di nuove. Vergognoso è anche il modo con il quale la Cgil ha deciso di attuare questa vera e propria epurazione, a pochi giorni dalle ferie, nelle migliori tradizioni dei padroni che, quando hanno potuto, hanno atteso periodi di ferie per licenziamenti politici, ristrutturazioni, cassa integrazione, etc. con l'obiettivo di ostacolare e rallentare la risposta dei lavoratori. Tentativo in parte già fallito, in quanto la mobilitazione dei propri compagni di lavoro non si è fatta attendere.
La solidarietà ed il sostegno agli operai ed alle operaie colpiti/e devono essere ampi e allo stesso tempo intensificati, anche in questi giorni di ferie, per respingere al mittente una simile provocazione.

02/08/2004
Linearossa e Assemblea Nazionale Anticapitalista

 

CONTRO L'OCCUPAZIONE IMPERIALISTA
A FIANCO DELLA RESISTENZA IRACHENA

Bombardamenti, imboscate, torture, rapimenti e decapitazioni. Niente e nessuno è risparmiato dalla carneficina in atto in Iraq, scatenata dall'invasione imperialista. Una guerra atroce e senza esclusione di colpi, come tutte le guerre. E che non fa alcuna differenza tra militari e civili, mercenari e "volontari", tra forze armate e "organizzazioni non governative", tra arabi e "stranieri". In questo contesto, l'emozione per la sorte delle due "Simone" e la naturale solidarietà umana verso le loro famiglie, non possono comunque sviare da quella che è la cruda realtà e le conseguenti responsabilità. Tutto quello che sta accadendo in Iraq era largamente prevedibile prima dell'invasione e ora è chiara la malafede di chi professava improbabili trionfi della "democrazia", per coprire quella che è una sporca guerra a fini di lucro, scatenata dai guerrafondai made in Usa. Non passa giorno in Iraq senza che le truppe d'occupazione non compiano raids che lasciano al suolo numerosi morti e feriti iracheni, per lo più civili, che dai mass media di regime vengano contabilizzati come semplici "effetti collaterali".
E non passa giorno senza che la Resistenza irachena colpisca le forze occupanti, inferendo duri colpi che le danno più forza, facendo ingoiare al nemico le sue iniziali e imprudenti dichiarazioni di vittoria. Di fronte a queste difficoltà la risposta degli Usa è rappresentata dall'escalation dei bombardamenti e della "guerra sporca".
Una guerra sporca che sul fronte mesopotamico calca sull'equazione "resistenza=terrorismo", in nome della quale si compiono massacri indiscriminati, come la recente mattanza attuata con il bombardamento delle roccaforti della Resistenza (Falluja, Najaf, Samarra, Tal Afar … ), per poi impedire l'accesso ai soccorsi e applicando la tortura dei prigionieri come prassi sistematica. Mentre negli stessi paesi imperialisti mira a neutralizzare il movimento contro la guerra, ad isolarne le componenti antimperialiste attraverso la loro criminalizzazione e a creare un clima di caccia alle streghe contro gli immigrati, in particolare arabo-mussulmani. Un disegno politico-militare di disarticolazione della Resistenza arabo-irakena e dei movimenti di opposizione alla guerra che risulta evidente attraverso vari fattori. La sbandierata "lotta al terrorismo", infatti, rappresenta il cavallo di troia con il quale i vertici del potere imperialista ingaggiano la loro guerra permanente contro i popoli del mondo e, al tempo stesso, rappresenta la foglia di fico di quei sedicenti oppositori della guerra che, sbandierando ipocritamente la non violenza come metodo di "lotta" vincente, confondono le acque tacciando da "terrorista" chiunque imbracci un'arma contro gli occupanti - imperialisti, sionisti o reazionari che siano - ed i loro collaborazionisti. La resistenza armata della guerriglia irakena, evidentemente disturba non solo l'attuale governo di guerra berlusconiano, ma anche la posizione della "sinistra alternativa" in doppiopetto. Quanto sta accadendo nel nostro paese conferma le trame di tale disegno. Le strumentali dichiarazioni del presidente della Camera Casini all'indomani del sequestro delle due "Simone", che ha tuonato dicendo di "non voler più sentire parlare di resistenza", l'hanno ampiamente confermato. Così come il vergognoso vertice di Palazzo Chigi tra maggioranza e "opposizione" svoltosi l'8 settembre, che ha visto i segretari dei partiti che a maggio avevano - a malincuore - votato per il ritiro delle truppe, correre in soccorso del governo Berlusconi, cogliendo il propizio appiglio patriottico della salvezza delle due "connazionali" per riciclarsi in senso imperialista, la dice lunga sull'etica e la morale di questi signori.
Puzza di marcio e di razzista il senso di "responsabilità patriottica" del centro-sinistra, che ha portato Berlusconi e quant'altri a ribadire che l'Italia rimarrà in Iraq a tempo indeterminato; un ipocrita senso di "solidarietà nazionale" che si sta consumando mentre centinaia d'iracheni - ovviamente "vittime di serie B" per questi "patrioti" - perdono la vita sotto i bombardamenti Usa da Sadr City a Falluja. Un senso di oggettiva - ad esser generosi… - compartecipazione al disegno imperialista che ha indotto Bertinotti a dichiarare che si "impone una gerarchia di valori per cui al primo posto c'è la salvezza delle due volontarie… e la lotta al terrorismo", e che quindi la richiesta del ritiro delle truppe dall'Iraq può aspettare. Bertinotti, con simili prese di posizione, scade in una forma di razzismo nel senso che la vita delle due italiane avrebbe ben altro valore rispetto a quella delle decine di migliaia di iracheni, fin qui morti grazie alla guerra condotta dalle truppe d'invasione. A nostro avviso i comunisti, i rivoluzionari, i sinceri democratici e coloro che hanno a cuore la Pace, debbono dare un valore unico e massimo alla vita umana, non facendo ignominiose differenze di passaporto o di latitudini di nascita. Un clima da "solidarietà nazionale", questo, che assomiglia sempre più all'ennesimo inciucio bipartisan filoimperialista. Forse non si saprà mai come siano veramente andate le cose in questa ennesima, oscura vicenda, ma alcuni fatti sono incontrovertibili. Di sicuro c'è una gravissima responsabilità politica che pesa su chi, dentro il Ministero degli Esteri, nell'Ambasciata d'Italia a Baghdad, nei servizi di sicurezza e anche nelle "organizzazioni non governative", avrebbe dovuto valutare l'opportunità di mantenere nel vaso di Pandora iracheno persone come Baldoni o le due "Simone", inviate alla stregua di dilettanti allo sbaraglio o, peggio ancora, come carne da macello, alla mercè di eventi macroscopicamente più complessi delle loro capacità di comprensione. Tanto più grave è poi la responsabilità di questi "patrioti", se si prende in considerazione il fatto che non hanno saputo - o voluto?- prendere in seria considerazione l'avvertimento lanciato, sotto forma di razzi RPG verso le sedi di "Un ponte per…" e di "InterSOS", solo pochissimi giorni prima del rapimento.
In questo quadro torbido e drammatico, pensiamo che non sia un caso che l'amministrazione yankee abbia piazzato Negroponte come nuovo ambasciatore Usa in Iraq. Questo signore, che impartisce gli ordini al fantoccio Allawi e che è di fatto il reale capo del governo irakeno, si è formato nella lotta contro la rivoluzione sandinista e la guerriglia salvadoregna, ed è uno dei massimi esperti di controguerriglia e stragismo della Casa Bianca.
Un altro tassello utile, quindi, nella strategia di chi vuol far passare la resistenza armata irachena per "terrorismo" e i veri terroristi (le forze occupanti) come dei liberatori. E, intrappolandolo, si vuole far abbracciare la "lotta al terrorismo" al movimento contro la guerra per confonderlo ed inquinarlo, per isolare i settori più coerenti che dell'antimperialismo e dell'anticapitalismo fanno la loro bandiera di lotta e mobilitazione, per governare al meglio un fronte interno già ricco di tensioni politiche, economiche e sociali e che stanno alla base delle recenti lotte che hanno investito luoghi di lavoro e territori. Tutto questo mentre si occupa un Paese che non vuole essere né occupato, né saccheggiato, né martoriato.
I fatti dicono che il prezzo pagato dal popolo e dalla Resistenza irachena nella guerra contro gli occupanti è altissimo. Secondo una recente e "prudente" stima della Human Rights Organization, dall'inizio del conflitto sarebbero oltre 30.000 le vittime irachene, mentre 80.000 le persone imprigionate. Quindi si può affermare che per ogni militare Usa ucciso (le stime, calmierate dagli alti comandi Usa, parlano di oltre 1.000 militari uccisi), 30 irakeni hanno pagato con il proprio sangue e 80 con il carcere, subendo (come documentato) persino sevizie e torture. La sedicente democrazia a stelle e strisce, o meglio il terrorismo imperialista, ha argomenti da vendere anche al nazismo in quanto ad atrocità e crudeltà. Per tutto ciò il movimento contro la guerra non deve cedere all'emotività e farsi trascinare nella trappola della "solidarietà patriottica antiterrorista", facendosi distogliere dai suoi contenuti politici e da quella che è la soluzione più idonea a risparmiare lutti e sacrifici a tutti: la fine dell'occupazione imperialista dell'Iraq. Bisogna mobilitarsi per agire contro i veri responsabili di questa guerra coloniale, che stanno seminando terrore e morte nella popolazione irakena. I Bush, i Blair, i Berlusconi sono solo l'immediata rappresentazione politica del vero terrorismo, l'oligarchia finanziaria che sta alle loro spalle è il vero problema da affossare assieme al loro marcio sistema d'oppressione e di sfruttamento. La falsa "opposizione" è la loro squallida ombra.

CONTRO L'IMPERIALISMO A FIANCO DELLA RESISTENZA ARABO-IRACHENA
FINE DELL'OCCUPAZIONE IMPERIALISTA E SIONISTA DELL'IRAQ E DELLA PALESTINA

Assemblea Nazionale Anticapitalista - Linearossa

25 Settembre 2004

 

Quanto accaduto a Matteo deve essere di insegnamento

Lunedì 8 novembre Matteo Valenti, un giovane di 23 anni, è stato investito dalle fiamme dell'incendio sviluppatosi nel capannone dell'azienda "Mobiliol" di tale Pietro Martinelli, dove stava lavorando praticamente da solo e solo da un mese, nel reparto produzione di cera per pavimenti.
Matteo ha riportato ustioni gravissime sul 90-95% del corpo, è stato ricoverato nel reparto grandi ustionati dell'Ospedale di Sampierdarena a Genova, dopo 4 giorni è morto.
Il popolo di Viareggio si è recato a salutare, pieno di dolore, un suo ragazzo alla Croce Verde ed ai funerali di lunedì 15. Alla Croce Verde era presente, assieme a tanti altri, uno scritto: ."Penso che il destino a volte ci giochi dei brutti tiri e che spesso non sia facile farsene una ragione ... ognuno di noi trarrà un insegnamento da questo per rendersi migliore 0.0 Lui vorrebbe così".
Il dolore, lo sconforto, la speranza (appesa ad una macchina) che potesse farcela, ci hanno impedito di dire la nostra. Dopo quanto scritto dai giornali, quanto sentito in giro, ci preme far conoscere il nostro punto di vista.                                                .
I fatti si possono raccontare anche in poche righe, ma quante ne occorrerebbero per descrivere l'immenso dolore dei familiari, dei suoi cari amici, dei cittadini che hanno affollato la camera ardente ed hanno partecipato ai funerali di Matteo? E per quanto bisognerebbe moltiplicare questo dolore?
Quanti sono i morti e gli incidenti gravi sul lavoro?
Pensiamo a Matteo come dobbiamo pensare al dolore dei familiari di Alaya Mohamed, giovane tunisino anche lui 23enne, morto in un cantiere edile a Torano, nel comune di Carrara, tre giorni prima dell'incidente a Matteo, per il crollo di un muro della casa in cui stava lavorando. TI dolore dei familiari che ricevono la notizia là, in quei paesi dove il dolore è di casa, giorno e notte per tutto l'anno. Come dobbiamo pensare al giovane albanese di 25 anni che a Forte dei Marmi, lo stesso giorno dei funerali di Matteo, è rimasto schiacciato sotto quintali di materiale mentre stava lavorando in una villa ed ora rischia di perdere una gamba.
Anche la morte del giovane tunisino e il gravissimo incidente del giovane albanese sono annunciati dal lavoro in nero, in subappalto, dalla mancanza di norme sulla sicurezza e di esperienza per fare lavori così nocivi e pericolosi. Continuare a dire "basta" non serve, occorre ben altro!
Caro/a amico/a di Matteo che scrivi di destino e fatalità, queste morti non sono tutto del destino o della fatalità. Come potrebbero pensarlo i lavoratori che ogni giorno si recano al lavoro con la spada di Damocle sulla testa? Lavoriamo in condizioni disumane, per un sistema costruito sullo sfruttamento, sulla precari età e sull'insicurezza, che i lor signori vogliono farci credere naturale e giusto, ma così non è!
Chiediamolo ai lavoratori dell' edilizia, del marmo, delle cave, dei cantieri navali, dei trasporti... a quanti, per anni e a loro insaputa, hanno lavorato a contatto con l'amianto: i loro corpi non sono stati divorati dalle fiamme o massacrati dal crollo di mura, ma distrutti giorno per giorno dal cancro. Matteo era uno di noi, un giovane operaio, un figlio del popolo. Non dobbiamo permettere che i nostri figli muoiano così.

Se qualcuno al lavoro o a scuola ci dirà di stare zitti e lavorare o studiare, ricordiamoci di Matteo!
Se ci diranno di non lottare, di divertirei e non pensare a certe cose, pensiamo a Matteo!
Qualcuno più autorevole e credibile di noi ha scritto "o socialismo o barbarie!"
Questo è quello che pensiamo noi: la morte di Matteo è una barbarie.

 Le morti sul lavoro sono un crimine contro l'umanità


  16 novembre 2004 cicl. in proprio

                                                                  Gruppo Operaio della Darsena di Viareggio

 

A fianco dell'eroica Resistenza del popolo iracheno contro l'invasione e l'occupazione imperialista

  Dopo settimane dall' attacco sferrato dalle truppe colonialiste contro la roccaforte partigiana di Falluja e le conseguenti dichiarazioni di vittoria, i marines invasori continuano lasciarvi la pelle. Segno incontestabile che per gli yankee "la missione non è compiuta". A quanto pare non sono bastate, agli invasori, le migliaia di vittime (4-5 mila secondo stime provvisorie) e la città resa un cumulo di macerie; non è bastato agli Usa inviare migliaia di soldati, decine di carri armati e i bombardamenti a tappeto per aver ragione della Resistenza; non sono bastate neanche le bombe al Napalm (a questo sono stati costretti), che hanno bruciato persone e cose, in Iraq come in Vietnam. E' evidente che, se per l'esercito più potente del mondo è così difficile prendere una singola città, non è pensabile che possa sottomettere un intero popolo che resiste. Il basso profilo assunto dai mass-media occidentali in merito al disastroso esito della battaglia, tanto devastante quanto inefficace, la dice lunga sul reale andamento di questa guerra imperialista.
Crimini di guerra e contro l'umanità sono i mezzi delle forze di occupazione, sottolineati dalle esecuzioni sommarie di feriti inermi e dal divieto alle organizzazioni umanitarie di portare aiuto alle vittime e alla popolazione intrappolata nella città occupata, ma non controllata. Nell'evidente timore che queste rivelino al mondo le nefandezze di cui sono capaci i "civili" stati imperialisti pur di mettere le mani su un Paese da essi indipendente.

  Nonostante la città di Falluja sia stata devastata e i suoi abitanti decimati,

nonostante tanti combattenti siano morti sotto il fuoco

              dei bombardamenti e dei carri armati americani,

             la Resistenza resiste!!!

  Salutiamo questi combattenti come eroi della Resistenza irachena. come partigiani che stanno sacrificando la loro vita per la libertà della propria terra e per il proprio popolo

  Questa guerra è anche "guerra sporca" perché vuole tracciare una precisa linea di pensiero: chi resiste alla guerra e alle bombe è "un terrorista" e i veri terroristi (le forze occupanti) sono dei liberatori. Ma se andiamo a vedere nella nostra storia tutto ciò non è nuovo: i tedeschi chiamavano i partigiani banditi, allora non era ancora in uso la parola terrorista.
I fatti dicono che il prezzo pagato dal popolo e dalla Resistenza irachena nella guerra contro gli occupanti è altissimo. Secondo una recente e prudente stima fatta negli stessi Usa sarebbero più di 100.000(!) le vittime irachene e molte di più le persone imprigionate. Quindi si può affermare che per ogni militare occupante Usa ucciso (le stime calmierate dagli alti comandi Usa, parlano di 1300 militari uccisi), 80 iracheni hanno pagato con il loro sangue e 100 con il carcere, subendo (come documentato) sevizie e torture. La sedicente democrazia a stelle e strisce ha argomenti da vendere anche al nazismo in quanto a atrocità e crudeltà.
Mobilitarsi ed organizzare iniziative contro i veri responsabili di questa guerra, che sta seminando terrore e morte nella popolazione irachena. Partecipare attivamente ad ogni iniziativa promossa sul territorio a sostegno della Resistenza irachena. I Bush, i Blair, i Berlusconi sono solo l'immediata rappresentazione politica del vero terrorismo, l' oligarchia finanziaria delle multinazionali è il vero problema, da affossare assieme alloro marcio sistema d'oppressione e di sfruttamento.

  Fip 28/11/04                                                                 Linearossa - Assemblea Nazionale Anticapitalista

 

Per Paolo Dorigo

Il compagno Paolo Dorigo, in carcere dal '93 ed attualmente rinchiuso in quello di Spoleto, in sciopero della fame ad oltranza dal 22 settembre, ha già perso oltre 20 kg. e  sta morendo.
Paolo è stato condannato a 13 anni e mezzo di carcere per "associazione con finalità di terrorismo" con l'accusa di aver lanciato un ordigno contro la base militare Usa di Aviano nel '93.
13 anni e mezzo per un ordigno contro la base di Aviano ( tra l'altro, Paolo si è sempre dichiarato non partecipe al fatto) a scopo dimostrativo e assoluzione piena, per fare un solo esempio pertinente, agli autori della strage impunita del Cermis, quando il 3 febbraio '98 un aereo da guerra dei marines di stanza proprio ad Aviano tagliava i cavi della funivia provocando la caduta di una cabina e la morte di venti persone.
Il 4 marzo '99, la Corte marziale Usa assolve il capitano pilota perché "non colpevole "; si era avvalso dei trattati internazionali per evitare il processo in Italia.
La giustizia è, appunto, di classe!
Da
11 anni Paolo è in carcere! Per 11 anni ha sempre rivendicato la sua militanza di comunista e protestato contro le condizioni di detenzione, e per questo ha subito violenze psicologiche e fisiche, torture, trasferimenti ed ogni tipo di provocazione e di sopruso.
La stessa commissione dell'Unione Europea, già dal '98, ha accolto il ricorso per un nuovo processo, ritenendo quello svolto nel '94 non in sintonia con il principio del "giusto processo ".
Denunciamo questa situazione e rivendichiamo la scarcerazione di Paolo.                   

Solidarietà e sostegno al compagno Paolo!

Trasformare la solidarietà di classe in coscienza rivoluzionaria!

                                Per comunicati ed altro: contatti@paolodorigo.it

  Comunicato di Linearossa e Assemblea Nazionale Anticapitalista diffuso il 26/11/2004