Lettera aperta ai compagni e alle compagne di Forno e a quanti/e, assieme a noi, hanno costruito la Festa di Forno

Vi scriviamo per spiegare i motivi della scelta di non svolgere, quest'anno, la Festa che dal 1998 organizziamo al campo sportivo di Forno.
Questa esperienza, che consideriamo straordinaria, è iniziata semplicemente con panini e vino per un solo giorno, poi, a mano a mano, è cresciuta fino a diventare una vera e propria Festa di 10 giorni come lo scorso anno.
Nella "Festa di Forno" (perché ormai così è conosciuta) abbiamo sempre tentato di combinare il carattere popolare della Festa con l'impegno politico, il dibattito e la riflessione con il divertimento, la socialità, la musica per giovani e meno giovani.
Ogni anno abbiamo affrontato e, in gran parte, risolto problemi di ogni genere. Due, in ogni caso, sono stati quelli principali. Il primo legato alle nostre forze (che sono limitate), il secondo al luogo (il campo sportivo) dove tante erano le cose da fare, dove tutto andava trasportato e costruito. Due problemi collegati che, proprio nel loro legame, ci hanno sempre mostrato come da soli non si va da alcuna parte, nonostante la nostra grande volontà ed il grande entusiasmo.
Pensiamo siano state proprio questa consapevolezza che, d'altra parte, non è solo nostra, e questa necessità di far fronte in modo organizzato e collettivo alle difficoltà (in questo caso trasformare il campo sportivo tra i monti in una Festa proponibile e accessibile), gli aspetti che, più di ogni altra cosa, ci hanno fatto raccogliere l'affetto, la simpatia, la stima per quello che facevamo, ed il grande e prezioso aiuto ricevuto da compagni e compagne che hanno, consapevolmente e felicemente, sacrificato ferie, riposo e soldi.
Quest'anno il campo sportivo è sicuramente in condizioni peggiori degli scorsi anni. Condizioni che abbiamo valutato oggi inidonee, per quanto riguarda la sicurezza, a fronte di piogge, alluvioni, smottamenti, etc., come, purtroppo, siamo stati abituati negli ultimi due anni. Abbiamo, così, deciso di non svolgere la Festa; una decisione sofferta, ma responsabile in quanto non potevamo, e non dovevamo, ignorare il problema della sicurezza.

Pensiamo che la vita di chi vive del proprio lavoro diventa ogni giorno più difficile e che non è solo la vita dei lavoratori e delle lavoratrici, degli anziani e dei giovani ad essere sconvolta, ma tutto l'ambiente che ci circonda.
Abbiamo presente la lotta contro le escavazioni nei bacini di Biforco e Renana, una lotta per la salvaguardia dell'ambiente e per tutelare la salute di tutti.
Come ci ricordiamo di quando, durante una Festa, abbiamo fatto pubblicamente le nostre scuse ai giovani di Forno che gestiscono il campo sportivo per non aver rispettato fino in fondo gli impegni. Le loro immediate e vivacissime proteste per aver disposto la brace in un angolo ma, comunque, all'interno del campo, ci fecero meglio comprendere quanta importanza abbiano la parola data e gli impegni assunti e quanto fosse, per loro, importante il campo sportivo.
Cosa, d'altra parte, confermata ancora oggi: sappiamo dello sforzo dei giovani nella pulizia e nello sgombero del campo per svolgere, anche quest'anno, il Torneo di calcio.
La posta in gioco è alta: riguarda la nostra vita, la nostra salute. Si tratta di giocare, o di iniziare a giocare, una "partita" contro chi opprime, sfrutta, devasta, avvelena o semplicemente lascia andare le cose allo sfascio, una partita che passa anche attraverso la difesa di un campo sportivo. La difesa del proprio campo sportivo per le partite di calcio, come per tutte le attività e le iniziative importanti per gli abitanti di Forno, necessita di una forza ancora superiore di quella, pur preziosa, delle decine di compagni e compagne che, siamo sicuri, anche quest'anno sarebbero stati/e di grande aiuto nello svolgimento di una Festa ancora più bella e partecipata.
Un numero sempre maggiore di lavoratori e lavoratrici sostiene che dobbiamo usare la testa e il cuore. Non importa se si vive in una grande città o in un piccolo paese, se si difende la salute o l'art.18, se si lotta per il lavoro o per la pace, se si salvaguarda l'ambiente o un campo sportivo, sempre la testa e il cuore dobbiamo usare e usarli bene a partire da noi stessi.

27 luglio 2004

i compagni e le compagne di Linearossa